il-bosco-in-autunno-alberi

Il bosco in autunno: un esempio di comunità

PASSI D’ORO

In questo anno, così incerto e così delicato, l’Autunno è arrivato, sicuro di sé, guerriero: una delle poche certezze.

Prepotente si fa sentire con la sua pioggia, anima per la vita, che ci è stata negata per tutta l’Estate, a ricordarci che questi mesi passati all’aria aperta erano una tregua dai mali, da quel male che tanto ha segnato le nostre vite dall’Inverno in poi.

Ed ora, eccoci, qui, Ottobre nel mezzo. Ottobre verde, giallo e rosso.

Ottobre che incanta.

Ottobre che trasforma.

Sarà che di “quel male” sentiamo il fiato sul collo o forse è solo vento, ma camminare ora nei boschi ha un sapore diverso: un privilegio che può durare poco.

Partendo da basse quote, l’impressione è che nulla sia diverso, poche foglie gialle, la temperatura soltanto un po’ più rigida. Ma come a metafora di vita, solo faticando per salire, si ottiene il miracolo: il bosco muta e mutiamo noi.

Intorno ai mille metri di quota c’è il confine tra il sicuro e l’incerto, tra la realtà e la magia.

Finisce quel mondo che da presuntuosi chiamiamo “umano”, il mondo delle nostre comodità e delle nostre sicurezze che lascia spazio ad altro, il luogo da cui veniamo ma che non sappiamo più riconoscere casa.

Inizia la nostra vera Natura che ci spaventa e ci colma.

Inizia il regno dei sensi, dove ci ritroviamo animali tesi a cogliere rumori, pericoli, opportunità.

A quella quota, nei nostri Appennini, il bosco di Carpini, Ornielli e Aceri lascia il posto al Faggio, solenne e maestoso, l’anziano saggio. L’Ambiente cambia e si trasforma, non più sottobosco, che non sa crescere perché privato della luce dalle grasse fronde dell’unico che sa resistere a queste quote, ma fusti grigi, lisci e snelli.

Un tappeto ha steso lui, un tappeto rosso come quello che si dispone per le persone importanti. Ma chi ha l’animo di arrivare lì deve essere per forza un personaggio da rispettare.

Le foglie sono ormai stanche, private della loro forza vitale, della loro clorofilla, pozione magica di vita. Così decidono di arrendersi per fare spazio ad altro, al nuovo che verrà.

Maestri virtuosi, gli alberi.

Loro sanno guardare al futuro.

Sanno ascoltare, in silenzio.

Ascoltano i passi di noi umani, il sonno di un piccolo mammifero, il volo dei pochi insetti, il passo leggero di un capriolo, la crescita di un fungo, la vita scorrere e le stagioni andare.

Dovremmo tutti imparare dai boschi, il più grande esempio di Comunità.

Il bosco è la forma primordiale di co-abitazione, dove la vita sa di poter prosperare grazie all’unione che è forza, al sostegno reciproco, al sapere che condiviso diventa saggezza.

Un albero isolato è esposto alla brutalità del vento, al braccio forte della pioggia, è cibo unico per gli animali. E’ lotta, continua ed estenuante per la vita.

Un bosco, per contro, è sicurezza, protezione, comunicazione tra simili, vivere collettivo.

Per questo, auguro a tutti di perdersi in un bosco, di viverne l’essenza e di tornare con un sapere più grande e un cuore più puro.

Sarebbe un peccato sprecare la lezione che gli alberi umilmente ci offrono.

Daniela Stronati

20200820_101812

IL DIARIO DI GIANNERMETE: VIAGGIARE E’ AVERE CURA

Viaggiare è fare esperienza di sé nel tempo e nello spazio, è spiazzamento, sorpresa, messa in discussione, cambiamento, rigenerazione, è fare esperienza di vite diverse e confronto, è passione e desiderio. Viaggiare è andare alla scoperta del paesaggio naturale, umano e storico in una rilassante deriva verso scoperte sorprendenti, è cercare l’imprevisto, è avere occhi nuovi per il conosciuto, è trovare le parole per raccontare, è ascolto e narrazione.

Essenziale, per entrare in contatto profondo con il paesaggio che ci circonda è attraversarlo senza fretta, camminando in una lenta deriva tra storia e natura. Un camminare però che dovrebbe qualificarsi non come semplice esercizio fisico, non solo come avventura dei piedi, ma come avventura della mente e delle emozioni, dei suoni e delle parole. Camminare è aprirsi al mondo, a un nuovo modo di vedere, lento e profondo, è porsi in ascolto dei suoni che spesso non percepiamo perché distratti dai rumori artificiali, è inseguire gli spazi, le forme, i desideri. Camminare è soprattutto il modo più naturale per sentirsi bene, per percepirsi come corpo, pensiero, emozioni, per generare esperienze emotivamente dense e apprendimenti che resteranno a lungo nella mente e nel cuore.

Ogni viaggio è prima di tutto un incontro con l’altro. Per incontrarsi con la diversità, per comprenderla, integrarla, farne ricchezza è necessario conoscere bene sé stessi, liberarsi dai pregiudizi, dotarsi di strumenti e conoscenze che rendano il viaggio di scoperta possibile e quindi interessante, arricchente, stimolante.

E’ questo che immaginiamo quando organizziamo le nostre escursioni nei paesaggi quotidiani, prossimi e sconosciuti, è tutto questo che ci appassiona e ci emoziona ogni volta che ci accingiamo a partire per i nostri viaggi brevi o lunghi, zaino in spalla, con dentro una carta dei luoghi, una poesia, un po’ d’acqua e spazi immensi per la fantasia, il desiderio, la voglia di andare e di stare insieme. Partiamo leggeri, andando alla ricerca di senso coi sensi scoperti, in un tragitto che va dagli occhi al cuore, dai muscoli ai nervi, andando lungo le strade che il territorio offre, meglio ancora se laterali e dimenticate, alla ricerca di odori, colori, sapori, forme, direzioni, inviti, accessi, limiti, confini ma soprattutto suoni, voci e narrazioni.

Ciò che anima l’ambiente in queste esperienze è la diversa attenzione che si porge agli spazi e l’intervento che si fa su di essi: si anima tutti insieme ciò che ci circonda senza dare nulla per scontato, si osserva e riconosce l’impronta che ognuno lascia dietro di sé attraverso l’azione, la parola condivisa e si crea un benessere e uno stimolo per cercare altri angoli di spazio non ancora scoperti e toccati. In questi momenti si muove tra i partecipanti una gratificazione naturale, ci si ritrova nei cicli della natura e in essi si scopre qualcosa che ci appartiene profondamente, trasformando con l’aiuto delle proprie emozioni, della proprie storie, delle proprie parole, della propria intelligenza, del proprio corpo qualcosa che sarebbe stato insignificante se non vissuto. L’intento è quello di animare, con la postura e l’approccio brevemente illustrati sopra, il territorio, i suoi valori, le sue storie, attraverso esperienze di scoperta e conoscenza che tutti possono vivere insieme a noi.

Giannermete Romani

Roccaporena, 1/10/2020

hiking-691738_1920

I Cammini in Italia: una scelta di sviluppo

“Il camminare presuppone che ad ogni passo il Mondo cambi in qualche suo aspetto e che anche qualcosa cambi in noi.” Italo Calvino

Camminare è un gesto semplice e antico, un atto che ha molti connotati e significati diversi. Camminare è una delle prime grandi azioni che compiamo quando siamo piccoli, camminare è il gesto quotidiano di tutti i giorni, ma anche un atto di protesta. Camminare è un atto liberatorio, è l’atto di chi è costretto ad abbandonare il proprio Paese, per raggiungerne un altro, e quello di chi vuole viaggiare in modo sostenibile. Camminare è un gesto che possiamo compiere da soli, ma anche in compagnia, con la nostra famiglia, amici, vicini etc.

Oggi il Cammino ha riacquistato grande valore anche nel settore turistico. Dal 2016, anno che Il MIBACT decise di nominare Anno dei Cammini diverse sono stati i progetti e le opere messe a punto per valorizzare questa grande rete, che contraddistingue il nostro Paese. Un esempio è l’Atlante dei Cammini, che traccia e descrive i 44 cammini Italiani

Nel corso degli ultimi anni sono stati tanti i percorsi riscoperti, riattivati e tracciati, e ogni anno se ne aggiungono di nuovi, ma soprattutto tanti sono stati le persone che si sono messe in cammino, andando a superare nel 2018 i camminatori del Cammino di Santiago.

Nel 2018 sono infatti 32.338 le persone, che hanno chiesto la credenziale per uno degli itinerari nel Belpaese. In Italia la più gettonata è la Via Francigena, con 17.092 credenziali richieste, seguita dai cammini francescani (Via di Francesco e Di qui passò Francesco, 7.352), dalla Via degli Dei (3.800), dal Cammino di San Benedetto (2.106), dai Cammini francigeni di Sicilia (1.426) e dalla Via Romea Germanica (652).

Il potenziale e il valore di questa importante infrastruttura sostenibile è enorme. In particolar modo rappresenta una grande fonte di ricchezza per quelli che sono i 944 Piccoli Comuni (il 66% del totale) attraversati.

I Cammini rappresentano occasione di promozione turistica e culturale e di sviluppo locale soprattutto per quelle realtà territoriali capaci di cogliere le opportunità della legge sui Piccoli Comuni (la n.158 del 6/10/2017, meglio conosciuta come legge Realacci): che prevede misure e strumenti per promuovere, in particolare, le produzioni artigianali ed enogastronomiche e il recupero, la riqualificazione e la messa in sicurezza dei centri storici ( fonte: Piccoli Comuni e Cammini d’Italia – Symbola)

Condizioni fondamentali per organizzare ospitalità, ristorazione e rispondere a una nuova domanda turistica, sempre più attenta alla salubrità, alla qualità e alla sostenibilità.

Cogliere le potenzialità dei cammini significa rafforzare il ruolo e il presidio dei piccoli comuni, di istituzioni e comunità locali capaci di mantenere e rafforzare le tradizioni, le tipicità enogastronomiche, le micro economiche locali e artigianali. Un’Italia che fa l’Italia puntando sulla propria identità e che si adopera per un turismo sostenibile. Ad esempio da un recente ricerca della Coldiretti emerge che ben il 92% dei prodotti DOP e IGP e il 79% dei vini italiani più pregiati d’Italia hanno a che vedere con i piccoli comuni.

Ma il Cammino, oltre a valorizzare le antiche economie, sta dimostrando di produrre e promuovere nuove economie innovative. Intorno a queste infrastrutture si è pian piano sviluppato un nuovo sistema di nuove applicazioni informatiche, mappe, sistemi di geolocalizzazione. Si è implementata l’economia dell’attrezzatura per i trekker e i cicloturisti, si sono aperte nuove strutture ricettive, così come officine per le biciclette, etc. Riportiamo qui di seguito qualche dato, fornito dalla ricerca di Terre di Mezzo Editore “Italia, Paese di Cammini”:

· RAGIONI: È una minoranza (il 25%) quella che si mette in cammino per motivi religiosi, gli altri annoverano tra le motivazioni “per fare trekking” (52%), “per stare nella natura” (50%) o “per scoprire il territorio” (46%). Pochi quelli che affrontano il pellegrinaggio in bici, l’11%.

· PERIODO: Moltissimi si cimentano nell’impresa nel periodo primaverile o estivo: i picchi si registrano a maggio (19% di chi ha risposto) e in agosto (21%).

· MODALITA’: I cammini vengono percorsi per l’89% a piedi, per il 10,6% in bici, a cavallo con lo 0.2% e in carrozzella per lo 0.1%.

· SPESE GIORNALIERE: Il 45% spende in media dai 30 ai 50 euro al giorno;

· PERNOTTAMENTO: Il 65,4% pernotta in un B&B, il 57,1% in strutture religiose, il 28,4% in agriturismi e il 23,8% in alberghi;

· PASTI: Se il 73% pranza con i panini, il 52% poi si concede una cena al ristorante e il 27% sceglie strutture che offrono il menù per pellegrini.

· PREPARAZIONE PRE CAMMINO: Prima di partire, il 42% ha acquistato calzature, il 39% abbigliamento tecnico e il 31% attrezzatura come zaino, borraccia o bastoncini.

· COME SI SCOPRE IL CAMMINO: Il 34% ha invece risposto che è stato il passaparola ad aprirgli gli occhi sul mondo dei cammini e dei camminatori. Per il 32% è stato internet, per il 14% Facebook e per l’8% tv, radio o giornali. Come esprime il Manifesto “IO CAMMINO IN ITALIA” Il cammino può dare sostegno alle piccole economie, e riportare speranza e ottimismo in realtà oggi in crisi, perchè l’ingegno e la resilienza che da sempre accompagnano questo Paese, possono sovrastare la rassegnazione e condurre verso nuove soluzioni creative per affrontare le difficoltà.

Silvia Lazzari

Cascia, 10/9/2020

Sentiero Cascia-Ocosc_roccaporena_10-07-2020 (11)

NASCE IL “COMPRENSORIO DEI SENTIERI CASCIANI”

L’idea è semplice quanto spontanea: incentivare la conoscenza del territorio Casciano attraverso i sentieri che lo percorrono.

I sentieri di questa terra rappresentano le linee tangibili dell’operosità continua degli agricoltori e allevatori che li utilizzano da decenni, a volte da secoli, per spostarsi con mezzi e bestiame. Se davanti ai nostri paesaggi contempliamo la bellezza dei campi, le loro forme geometriche e l’armonia dei colori lo dobbiamo al lavoro imperterrito degli agricoltori, se ammiriamo le greggi al pascolo lo dobbiamo alle fatiche senza orari degli allevatori, se ci meravigliamo della bellezza di alcuni casolari lo dobbiamo agli agriturismi che ospitano chi da questo territorio si vuole sentire accolto.

Giovedì 30 luglio, ad Ocosce, si è dato appuntamento un gruppo di queste persone che ancora una volta confidano di poter aggiungere valore al territorio. Quella terra che già da tempo curano con il proprio lavoro.

Noi di Rockability, insieme a loro, sentiamo la necessità di generare ciò che non c’è, il “Comprensorio dei Sentieri Casciani da percorrere a piedi, in bicicletta e a cavallo. Quando si aggiunge valore ad un luogo è tutta la comunità che ci guadagna, quella residente ma anche quella che periodicamente lo frequenta o potrebbe frequentarlo.

 

Ocosce (Cascia). Incontro 30 agosto 2020Ocosce (Cascia). Incontro 30 agosto 2020

 

 

 

 

 

 

 

 

I sentieri sono un dono per quelle persone che vogliono addentrarsi nei paesaggi, passo dopo passo diventarne parte, fare esperienza diretta di scene e rappresentazioni a loro inedite ricche anche di storia.

I sentieri sono un dono di tempo che possiamo offrire ai turisti, quel tempo che scorre senza impazienza, quello che è scandito dal personale ritmo dei passi, quello giusto per incontrare persone, tradizioni, usanze, sorrisi e speranze. Il tempo in cui chi giunge qui da altrove ha la possibilità sentirsi più che turista, “cittadino temporaneo”.

I sentieri possono essere un luogo di scambio tra chi racconta e chi ascolta. E a raccontare a volte è la gente del luogo, altre volte la gente ospitata nei luoghi, altre ancora è la Natura che parla. Chi ascolta lo fa con delicatezza, tranquillità e voglia di accogliere.

Sentero Cascia-Ocosce-Roccaporena. Verifica Sentiero 10 luglio 2020

Così il primo sentiero che abbiamo progettato di rendere fruibile con un’operazione di manutenzione comunitaria il 18 agosto prossimo, è quello che collega Cascia a Roccaporena passando per Ocosce. Lo abbiamo già percorso il 10 luglio per verificarne le condizioni e per mapparlo in GPS. E’ un sentiero che parte dalla Rocca di Cascia, luogo storico, sede di scavi archeologici, sale nel bosco verso la frazione di Ocosce e la percorre fino al bivio con cappella votiva dedicata a Santa Rita. Da questo punto, svoltando a destra si prosegue lungo le stradine vicinali. Si giunge al Casale del Castellano, altro luogo di ritrovamenti archeologici che fanno ipotizzare che l’area sia stata abitata ancor prima della urbanizzazione della città di Cascia.

Questo è uno dei punti più panoramici del percorso, la vista spazia sulla frazione di Roccaporena.

Lo Scoglio di Santa Rita è lì, vicinissimo, ma in realtà un po’ più basso e a circa un chilometro in linea d’aria.

Poco più a destra la frazione di Collegiacone.

Si sale con lo sguardo oltre la cresta del Monte della Sassa e in lontananza si incontra la catena dei Monti Sibillini. E’ facile riconoscere Monte Vettore sopra tutti con la sua frattura orizzontale.

Tra tutto questo e i nostri piedi il vuoto della vallata del fiume Corno. Il momento è incantevole.

Questo luogo è conosciuto da tanti casciani, ma a pochissimi “cittadini temporanei“ è stato donato come tempo di condivisione di un’esperienza. Possiamo farlo.

Riprendendo a camminare, il percorso continua in ripida discesa, a zig-zag nel bosco fino al letto del fiume Corno facilmente guadabile in quanto asciutto. Poi un’ultima piccola salita permette di arrivare a Roccaporena.

La manutenzione del 18 agosto prevede la pulizia del sentiero da fronde e rami sporgenti. Nei giorni successivi sarà installata la segnaletica (verticale e orizzontale oltre agli eventuali pannelli informativi), operazione molto importante per l’identificazione dei luoghi.

Dall’autunno in poi si procederà ad aggiungere ulteriori sentieri di interesse paesaggistico, storico e archeologico, che creeranno un anello intorno a Cascia intersecando il “Cammino di San Benedetto” e toccando frazioni, aziende agricole e agriturismi. Si provvederà al tracciamento in GPS così da poter visualizzare i tracciati comodamente da smartphone attraverso l’uso di applicazioni dedicate.

Chiunque voglia contribuire con un’idea, un’opinione e magari con un po’ del suo tempo alla manutenzione, al posizionamento della segnaletica, alla mappatura o anche alla creazione dei sentieri può scrivere a info@rockability.net o telefonare allo 3337642516 (Andrea).

Doniamoci la libertà di partecipare alla gestione del nostro spazio. La libertà di aggiungere valore alla terra che abitiamo. La libertà di esserci.

“La libertà non è star sopra un albero

Non è neanche un gesto o un’invenzione

La libertà non è uno spazio libero

Libertà è partecipazione”

(La Libertà – Giorgio Gaber)

 

Andrea Trevisi

Cascia 05/08/2020

two-bikers-on-bush-lined-path-733739

TURISMO RESPONSABILE: RIPARTIAMO DA QUI!

Ce lo dicono i dati sui flussi turistici e i sondaggi sulle scelte degli italiani. Ce lo dicono i numeri e le tendenze post lockdown. Il turismo sarà sempre di più legato a mete nazionali, in grado di offrire non solo servizi di qualità ma esperienze da ricordare. E i territori che potranno garantire tutto questo unitamente alla possibilità di evadere dalla quotidianità, potendo contare su contesti naturali da scoprire e da vivere, avranno una chance in più per poter ambire non soltanto alla ripresa ma anche e soprattutto ad uno sviluppo economico innovativo e sostenibile.

Ma che cos’è il turismo responsabile? Che cosa propone, di quali principi è portatore? A spiegarlo in maniera molto efficace è l’AITR, l’Associazione Italiana Turismo Responsabile, nostro partner di progetto.

“Il turismo responsabile è il turismo attuato secondo principi di giustizia sociale ed economica e nel pieno rispetto dell’ambiente e delle culture. Il turismo responsabile riconosce la centralità della comunità locale ospitante e il suo diritto ad essere protagonista dello sviluppo turistico sostenibile e socialmente responsabile del proprio territorio.

Il turismo responsabile ha acquisito gradualmente significati e contenuti condivisi. Sia il turismo sociale che il turismo sostenibile che quello esperienziale sono solo forme del turismo responsabile, ma a volte possono anche non coincidere. Con l’ecoturismo il turismo responsabile ha tanti punti di contatto. Il turismo sostenibile o ecosostenibile è quel turismo promosso da operatori che rivolgono una particolare attenzione al rapporto tra attività turistica e natura, e che adottano strategie operative affinché tale rapporto sia all’insegna dell’armonia e del rispetto. Il turismo responsabile invece si riferisce anche alle componenti sociali ed economiche, al rapporto con la comunità.

Il turismo lento è un ulteriore forma di turismo, che si affianca al turismo esperienziale e sostenibile. Con il tempo si è individuato nel turismo lento e nella mobilità dolce un modo per fare turismo all’insegna dell’armonia e del rispetto dell’ambiente, un modo per approfondire e conoscere le realtà e le comunità locali. Il 2019 è stato nominato l’anno del turismo lento come strategia di sviluppo che ha come fine la tutela e la riproposizione innovativa di luoghi, memorie, conoscenze e artigianalità che fanno del nostro Paese un luogo unico: un circuito di bellezza straordinariamente diffuso lungo tutto il suo territorio fisico, e lungo un arco di secoli di civiltà. Una strategia fondamentale per governare la crescita dei flussi turistici che ci attendiamo per i prossimi anni”.

Sulla scia di tutto questo Rockability ha partecipato all’ultima edizione del Festival del turismo responsabile IT.A.CÀcurando un evento dal titolo “Un territorio in cammino verso il futuro” (sotto è possibile rivedere la diretta), dedicato proprio alla vocazione esperienziale del territorio di Cascia e Roccaporena.

“Il Festival IT.A.CÀ nasce a Bologna nel 2008 per raccontare e fare rete tra gli operatori locali impegnati in attività di turismo responsabile e sostenibile. Negli anni ha sviluppato un importante rete nazionale, diventando il primo e unico festival in Italia ed Europa che si occupa di turismo responsabile e innovazione turistica in un’ottica sostenibile. Premiato nel 2018 dall’Organizzazione Mondiale del turismo dell’ONU per l‘eccellenza e l’innovazione nel turismo: IT.A.CÀ, IL PRIMO E UNICO FESTIVAL IN ITALIA SUL TURISMO RESPONSABILE, invita a scoprire luoghi e culture attraverso itinerari a piedi e a pedali, workshop, seminari, laboratori, mostre, concerti, documentari, libri e degustazioni per lanciare un’idea di turismo più etico e rispettoso dell’ambiente e di chi ci vive.

Un cammino unico in tanti territori diversi, per trasformare l‘incoming in becoming. Coniugando la sostenibilità del turismo con il benessere dei cittadini. 

Da oltre dieci anni, attraverso centinaia di eventi sparsi sul territorio nazionale e una rete di oltre 700 soggetti, il Festival invita a riflettere, in chiave critica, sul concetto di viaggio e ospitalità, sulle migrazioni e la cittadinanza globale, sulle disuguaglianze e lo sviluppo.

In maniera creativa promuove una nuova etica del turismo volta a sensibilizzare le istituzioni, i viaggiatori, l’industria e gli operatori turistici per uno sviluppo sostenibile e socialmente responsabile del territorio”.

 

itaca-2020

UN TERRITORIO IN CAMMINO VERSO IL FUTURO

Il 9 Giugno 2020 in occasione del Festival IT.A.CÀ migranti e viaggiatori, primo festival di turismo responsabile in Europa, si è svolta la Conferenza Online “UN TERRITORIO IN CAMMINO VERSO IL FUTURO”.

Tale iniziativa si è configurata come primo step di un percorso che intende stimolare la comunità locale del territorio della Valnerina e Cascia a confrontarsi e ad interrogarsi rispetto alle tendenze e alle pratiche in atto relative al turismo naturalistico, sostenibile, accessibile, esperienziale con particolare riferimento al contesto delle cosiddette “Aree Interne”.

Come promuovere e adottare una forma di turismo basato sulle risorse naturali e sociali,sulla capacità di fare rete e soprattutto sulla capacità di lavorare con e per la comunità locale? Come valorizzare il proprio territorio e farsi portatori di buone pratiche di turismo responsabile? Quali condizioni, criteri e cambiamenti vanno assunti e previsti? Quali sono i target possibili?

Abbiamo risposto a queste domande, coinvolgendo tra i relatori alcuni esponenti di diverse aree interne d’Italia, che si sono sperimentati e hanno contributo attraverso determinate scelte e azioni allo sviluppo del loro territorio. Sono intervenuti:

Marianna Tonellato, Sindaca di Castrocaro Terme e Vice-presidente Borghi Autentici d’Italia.

Matteo Tollini, Presidente Cooperativa di Comunità AlterEco

Norma Ghizzo, Socia fondatrice Associazione AltraValtellina

Alessandro Vergari, Presidente Walden Viaggi a Piedi e guida ambientalistica escursionistica

Massimo Acanfora, giornalista, autore ed editor per Altreconomia

Stefano Landi, Presidente di SL&A Turismo e Territorio

Modera Alfonso Raus, progetto Rockability

L’evento online ha consentito una partecipazione locale e nazionale molto importante. Più di 100 persone hanno seguito l’evento in diretta, che ora puoi seguire anche tu quando e come vuoi grazie alla registrazione qui sotto.

Buona visione!

In maniera creativa promuove una nuova etica del turismo volta a sensibilizzare le istituzioni, i viaggiatori, l’industria e gli operatori turistici per uno sviluppo sostenibile e socialmente responsabile del territorio”.