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Si può fare: da Cantiere Giovani nuove opportunità per Cascia

Si chiama “Si può fare” ed è dedicato ai giovani di età compresa tra i 16 ed i 30 anni. Ha l’obiettivo di raccogliere, finanziare e realizzare progetti del territorio per lo sviluppo, sul territorio, di idee funzionali alla cura, implementazione e generazione di beni comuni a vantaggio della collettività.

Si tratta di un piano di interventi attivati da “Cantiere Giovani”, grazie al contributo del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che coinvolge realtà locali di 14 regioni d’Italia, all’interno delle quali alle migliori proposte saranno assegnati finanziamenti fino a 12.000 euro.

Grazie all’Associazione “Opera Segno dell’Alta Marroggia”, in collaborazione con Rockability e con il Comune di Cascia, anche l’Umbria è presente con il territorio di Cascia.

A partire dal 25 gennaio, le ragazze e i ragazzi interessati, potranno presentare le proprie idee attraverso il portale ufficiale www.sipuofare.net, dove sarà presente un form dedicato con tutti i dettagli del bando.

Per facilitare il coinvolgimento, l’elaborazione e la presentazione delle domande e la seguente realizzazione delle proposte, lo Staff di Rockability si è attivato su un duplice fronte di accompagnamento e tutoraggio: garantire al progetto e alle importanti opportunità di partecipazione giovanile e di sviluppo collegate la miglior pubblicizzazione possibile e ai partecipanti il miglior supporto, organizzativo e logistico, per la messa in opera e sedimentazione delle proposte avanzate e approvate.

Per questo, fin da subito, siamo a completa disposizione delle ragazze e dei ragazzi che hanno il desiderio di mettersi in gioco per dare al territorio casciano nuovi orizzonti di partecipazione e sviluppo del bene comune.

 

Per fornire agli interessati tutte le informazioni utili per la partecipazione al progetto organizzeremo un incontro on-line

MERCOLEDI’ 27/1/2021 alle ORE 18

I dettagli saranno indicati attraverso la pagina Facebook di Rockability o i seguenti contatti:

Telefono: 333.76.42.516 | Email: info@rockability.net

 

 

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Panni in cera d’api, per incartare responsabilmente

 

Piccole scelte quotidiane di sostenibilità

PANNI IN CERA D’API, PER INCARTARE RESPONSABILMENTE

 

 

Cena e avanzi che finiscono in frigo sigillati con il cellophane. Pranzo al sacco, incartato nella carta stagnola. Involucri che diventano rifiuti.

Rifiuti che sono evitabili perché si va avanti, ci si ingegna e quello che era una novità utile qualche anno fa è diventato ingombrante al giorno d’oggi.

Per questo vorrei suggerire un’alternativa agli involucri di cui parlavamo, per essere più leggeri che mai e non pesare sul bilancio dei rifiuti, con numeri troppo grandi per essere immaginati.

L’alternativa di cui parlo è molto apprezzata da chi ha deciso di mettere in discussione le proprie abitudini e di indirizzarsi verso una vita più sostenibile possibile, ecco allora che vi presento i panni in cera d’api o, in inglese, beeswax wrap.

 

 

Il mercato si sta adeguando a queste nuove richieste e sta producendo questi involucri di ogni taglia e fantasia, tutti coloratissimi e allegri, proprio ad invogliare ad uno stile di vita più sano per tutti.

Questi panni sono fatti di cotone ricoperto di cera d’api che ha la funzione di rendere il tessuto impermeabile, rigido e capace di piegarsi rimanendo sigillato. Basta il calore delle mani per fissarlo nella forma che desideriamo e una volta chiuso abbiamo la garanzia che non si apra.

Per questo è perfetto per portare un panino al lavoro o in montagna, ma anche per proteggere il cibo che lasciamo nel frigo: un melone iniziato, un piatto non consumato fino alla fine.

 

 

Di più, questi involucri possono essere prodotti anche in casa e farlo è davvero facilissimo.

Basta procurarsi un panno in cotone, della cera d’api in scaglie o in panetti e un ferro da stiro. Per procedere si stende la cera sopra la stoffa (se abbiamo il panetto dovremmo grattugiarla) e si passa il ferro da stiro per scioglierla e farla assorbire dal tessuto.  Per evitare che la cera si attacchi al ferro bisogna coprire il tutto con un foglio di carta da forno. Il procedimento va ripetuto finché la cera non si è sciolta in ogni angolo del tessuto che deve risultare perfettamente impregnato.  Ecco fatto!

Ora potete usarli e riusarli all’infinito e al bisogno possono essere sciacquati con dell’acqua fredda (mai usare quella calda o la cera potrebbe sciogliersi) e se necessario una goccia di sapone neutro.

Per seguire passo-passo il procedimento ci sono tantissimi video online, che consiglio di vedere prima di cimentarsi nella produzione.

Per chi invece non usa prodotti derivanti da animali, nessun problema, esistono anche panni vegani cioè fatti con cere vegetali come quella di mimosa. Come quelli classici possono essere preparati in casa seguendo lo stesso procedimento ma sostituendo la cera.

Finalmente possiamo dimenticarci del cellophane e della difficoltà a tagliarlo e a farlo aderire e possiamo farlo in maniera colorata, allegra e sostenibile!

 

Daniela Stronati

 

Sostenibilità Agenda 2030

Rifiuti Zero

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A Poggioprimocaso un sentiero da ascoltare

A Poggioprimocaso un sentiero da ascoltare
Il rumore dei passi, le persone che incontri, le storie che scopri. Quasi fossero anch’esse parti del paesaggio. Il racconto esperienziale di un sentiero è fatto di tutto questo. Un percorso di testimonianze, espresse da voci, così come dalle pietre, dagli alberi, che tanto hanno da dire e da lasciare a chi ha la fortuna di intrecciare i propri passi con loro. Un senso che si compie nel momento in cui senti che un posto non è soltanto bello ma che ha un significato. Da estendere e condividere.
Percorrere il sentiero che da Poggioprimocaso raggiunge i ruderi del castello di Paterno, passando prima per la chiesa di San Fortunato e che torna al punto di partenza attraversando costoni e boschi stupendi, significa affrontare un cambiamento.
Ascoltare le storie di Alberto De Angelis, le sue parole piene di amore e riconoscenza verso i luoghi che vive da sempre, di suo padre Ruggero, memoria di usanze passate e piene di umanità, incontrare le pietre, gli alberi e le case testimoni di un rapporto tanto antico tra uomo e territorio, vuol dire arrivare alla fine della strada sicuramente differenti. Con uno zaino sulle spalle più scarico d’acqua e cibarie, ma più ricco di conoscenza.
Camminando con loro abbiamo scoperto che la piccola e antichissima chiesa è stata intitolata nel 1639 a San Fortunato, Patrono di Montefalco, perchè quell’anno, in occasione della peste, fu fatta arrivare una reliquia del santo come voto e che, sempre all’interno della chiesa, è presente un’iscrizione che chiarisce l’origine stessa del nome del paese. Poggioprimocaso deriva da “Castro Pody Primi Casus“, vale a dire il luogo di prima accoglienza incontrato da chi stava rientrando dalla battaglia di Lepanto.
Il Distretto di Turismo Lento e Responsabile di Cascia a cui stiamo dando vita grazie alla partecipazione di tante persone, è fatto di tutto questo. Iniziative, strumenti, progetti, tenuti insieme da un insieme di sentimenti a cui noi aggiungiamo la gratitudine. Verso i luoghi e le persone che hanno il privilegio di viverli e l’entusiasmo di raccontarli. A noi e agli altri.
Barbaverde 2021

Barbaverde 2021: per un mondo libero dalla plastica!

Per un mondo libero dalla plastica
E’ il titolo del Calendario Barbaverde 2021, realizzato dagli alunni della Classe II IPSIA dell’Istituto OmnicomprensivoSimone Fidati” di Cascia, nell’ambito del progetto “Impariamo a riciclare“.
Un lavoro che ha consentito a tutti quelli che hanno partecipato di comprendere quanto male stiamo facendo al nostro pianeta e quanto facile sarebbe, invece, adoperarsi per salvaguardarlo, attuando buone pratiche di uso, recupero e riciclo.
Noi di Rockability siamo veramente felici di aver dato il nostro piccolo contributo durante la realizzazione del calendario.
Un contributo che, nel corso delle ultime settimane, nonostante gli obblighi della didattica a distanza, ci ha permesso di aiutare i ragazzi e le insegnanti ad approfondire le tematiche al centro della trattazione del progetto scolastico e alcune competenze tecniche per l’impaginazione.
Ciò che è nato, interamente dalle loro mani e attraverso le loro idee, è un prodotto di grande qualità, sia grafica che di contenuto.
Un esito generativo che ci riempie di soddisfazione e che conferma quanto sia buona la strada intrapresa.
Non c’è terreno migliore della scuola dove seminare sostenibilità!
Ancora grazie quindi ai ragazzi, alla scuola, alle insegnanti Angela Rita Cataldi e Lucia Narducci, per la possibilità che ci è stata data di partecipare ad un’esperienza tanto proficua!
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Scelte di sostenibilità: il mare comincia in casa

COSA POSSIAMO FARE IN CASA PER DIMINUIRE L’IMPATTO DELLA PLASTICA SUI MARI

Dopo il primo articolo intitolato Uno shampoo insolido, nel blog di Rockability, ospitiamo ancora i consigli di Daniela Stronati, inerenti piccole (grandi) scelte di sostenibilità. Stavolta si ragiona di vestiti…di plastica!

 

Quando si parla di plastica, di solito, si finisce per nominare bottiglie di acqua minerale o piatti e bicchieri monouso, ma ci pensiamo mai che di plastica ci vestiamo?

I nostri vestiti sono quasi sempre di tessuto sintetico: Nylon, Poliestere, Acrilico, questi sono i nomi più comuni che troviamo sulle etichette, essi, altro non sono che lavorazioni diverse dello stesso materiale, la plastica, appunto.

Con i lavaggi, il tessuto tende ad usurarsi e a deteriorarsi impercettibilmente, creando piccole particelle dette microplastiche. Esse hanno un diametro troppo piccolo per essere bloccato dai filtri dei depuratori e così finiscono dapprima nello scarico della lavatrice e poi direttamente in mare.

Le microplastiche costituiscono un grave pericolo per la fauna marina, che le scambia per cibo le ingerisce fino ad avere danni agli organi che possono portare alla morte. Non solo, dove c’è grande concentrazione, queste particelle formano una sorta di zuppa marina che essendo densa non permette alla luce solare di raggiungere le acque profonde, bloccando la fotosintesi clorofilliana del plancton e delle alghe alla base della catena alimentare, compromettendo quindi la biodiversità marina.

Più il tessuto viene stropicciato dalla lavatrice, più questo processo si attiva rilasciando queste particelle. 

Dovremmo quindi, fare delle lavatrici più consapevoli riempendo bene il cestello, lavando a basse temperature, favorendo detersivi liquidi a quelli in polvere che sono più abrasivi, tutto questo per evitare il deterioramento degli abiti.

In attesa di leggi che rendano obbligatori dei filtri specifici, in alcuni negozi si possono trovare delle buste ideate per raccogliere le microplastiche che si formano all’interno della lavatrice.  Il loro utilizzo è molto semplice: si inseriscono gli abiti all’interno e si mette la busta nel cestello, si parte con il lavaggio, si fa una centrifuga delicata, sempre per evitare che il tessuto si sfaldi e una volta finito si estrae il sacchetto. Tirati fuori i vestiti, sull’orlo della busta ci sarà il materiale plastico rilasciato dal lavaggio.

Un piccolo gesto, uno dei tanti che possiamo compiere per far sì che in fondo al mare vengano preservate le tante meraviglie.

 

Daniela Stronati

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Dal Diario di Giannermete, una storia di cura

 

IL DIARIO DI GIANNERMETE

Dopo la prima pagina pubblicata qualche settimana fa sul nostro blog, torniamo a sfogliare il Diario di Giannermete Romani, per leggere ancora una storia di cura.

Promuovere il movimento dei corpi attraverso gli spazi di vita quotidiana per muovere pensieri e emozioni, promuovendo salute fisica, psichica ed emotiva per tutti, includendo le persone fragili, pensando a figure di giovani in percorsi di consapevolezza (giustizia minorile, fragilità sociali etc.) che in veste volontaria possono accompagnare, specchiandosi nella fragilità dell’altro, altri soggetti fragili (es. anziani) a vivere l’esperienza, preparati attraverso opportune azioni educative. Accogliere tutti promuovendo l’incontro sui concetti di ‘abitante’ e ‘cittadino’, con uno sguardo alla funzione educativa dei luoghi, alle proprietà comunicative delle forme e degli spazi di vita. Cercando di far luce sul disagio sociale e sul deterioramento urbanistico e ambientale che crea un circolo in cui è difficile distinguere cause e effetti. Posando lo sguardo sui piccoli fenomeni, sulle ferite, su cicatrici e intoppi ma anche sui germogli e sugli slanci virtuosi per poi passare alla cura dell’ambiente urbano, alla progettazione dello spazio da abitare. Coinvolgendo i cittadini che incontreremo nell’immaginare processi di trasformazione e miglioramento. Partendo sempre da chi è portatore di conoscenze concrete e sensibili legate a un luogo (gli anziani, gli artigiani, i portatori di interessi vari) e alle sue specificità, ascoltando soprattutto i bisogni di chi è più a rischio perché è partendo da un tale punto di vista, quello dei diritti, che la comunità genera benessere e miglioramento della qualità della vita di tutti. Camminare tutti insieme per fare educazione attraverso l’ambiente, animati dall’idea che si fa sostanza che la cura delle persone passa attraverso la cura delle cose e del territorio. Camminare insieme per abbracciare tutto questo, interiorizzarlo, dargli forma e sostanza. Particolare attenzione vorremmo porre su come il territorio consuma, come si consuma il territorio, come si consuma nel territorio tutto ciò che l’attraversa: i beni e le vite. Al centro vorremmo mettere il cibo e le sue storie, i fatti e le metafore del nutrirsi. Le storie, come i cibi di cui ci nutriamo – dal latte materno, alle pappe, alle ricette gustose e sopraffine che ci accompagnano lungo la nostra vita – hanno sapori diversi: il dolce, il salato, l’acido, l’amaro. Sapori che si legano alle diverse vicende umane dei tanti popoli che abitano la terra, che sono stratificazioni culturali, geografiche, familiari, emotive. Il sapore del cibo è sempre condizionato da un valore e da una visione del mondo, l’essere umano non si nutre solo di cibo materiale ma si nutre anzitutto del significato che ogni cibo assume, delle storie e delle narrazioni che intorno a esso crescono. Il cibo ha valore identitario, condiziona le nostre vite, l’uomo in qualche misura è ciò che mangia, attraverso il cibo e i rituali ad esso connessi, si definisce il piacere di vivere, l’esistenza si ‘gusta’, la vita si ‘assapora’. In tutte le culture ci si incontra intorno alla tavola, il pranzo comune diventa un rito che affratella, mangiando ci si conosce, ci si racconta, si scopre ciò che ci accomuna e ciò che ci rende diversi l’uno dall’altro. Davanti alla tavola, intorno ad essa, nello spazio che comprende il fuoco, che serve a cuocere e a scaldare, a fare casa, intimità, spazio protetto, si narrano le storie, si tramandano parole, miti, filastrocche, proverbi, modi di dire, poesie. Un viaggio attraverso le storie, i cibi mangiati e narrati, le stagioni della semina, della cura, del raccolto e della trasformazione, i significati intorno ad essi stratificati. Per riflettere su quanto siano emotivamente prossime e preziose le storie dell’umanità che si nutre di cibo che rende più forte il corpo, scalda il cuore, fa volare la fantasia. Un viaggio vero e proprio a incontrare le persone e a farsi raccontare cosa si mangia, come, dove e con chi. Come si può redistribuire il cibo, non sprecare, valorizzare, garantendolo a tutte e tutti. Vorremmo innescare, con queste azioni, un processo del prendersi cura dello spazio vivendolo e riconoscendolo come proprio, come oggetto che diventa il soggetto del proprio intervento, in un paesaggio umano, urbano e naturale, dove si può star bene e comunicare. Dove si può essere pienamente se stessi, inclusivi e liberi da catene, falsi miti, stereotipi e dipendenze.

Giannermete Romani

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Turismo Responsabile: Cascia arriva alla BITAC!

 

ALLA BITAC IL 26 NOVEMBRE IL CONVEGNO ONLINE: “NASCE A CASCIA IL PRIMO DISTRETTO DI TURISMO LENTO E RESPONSABILE”

 

Lontani dal turismo di massa, vicini alle persone”.

Così recita lo slogan della Borsa Italiana del Turismo Associativo e Cooperativo, che ben si accosta alla filosofia e al pensiero del progetto Rockability. La BITAC, creata dalle tre principali centrali cooperative e promossa da sempre in collaborazione con il nostro partner AITR, si costituisce quale appuntamento annuale articolato in due giornate: una dedicata ai convegni e l’altra dedicata a workshop tra seller e buyer.

Il suo obiettivo, come emerge dallo slogan, è quello di creare un occasione di incontro e riflessione per promuovere un turismo sostenibile e responsabile, stimolare nuove collaborazioni e sinergie tra le realtà cooperative e associative del territorio italiano e mettere in luce i risultati e i progressi nel campo del turismo.

Quest’anno per la prima volta a causa della pandemia di covid-19 la BITAC si svolge in modalità online il 27 novembre con i workshop B2C e il 26 novembre con una giornata interamente dedicata a convegni online.

E’ in tale contesto che si colloca alle ore 14.30 il convegno “Nasce a Cascia il primo Distretto di Turismo Lento e Responsabile” (guarda il video!), che vedrà quali relatori Silvia Quaranta – Presidente della cooperativa Partes, capofila del progetto Rockability, Maurizio Davolio – Presidente di AITR, Andrea Trevisi – esperto di turismo educativo e residente a Cascia, Alberto Renzi – consulente ed esperto di turismo e mappatura partecipata, Anna Donati – Presidente dell’Alleanza Mobilità Dolce e Mario De Carolis – Sindaco del Comune di Cascia.

La realizzazione di un distretto di turismo lento e responsabile è uno dei tanti obiettivi che si pone il progetto Rockability. E’ un obiettivo che si intende raggiungere attraverso un lavoro di mappatura partecipata condotto in sinergia con gli operatori e la popolazione del territorio casciano.  Un territorio attraversato da una fitta rete di Cammini e percorsi in cui è facile e piacevole praticare trekking, andare in bicicletta, mountain bike o a cavallo, in un ambiente naturale spettacolare, tra montagne e boschi. Di grande qualità i prodotti locali pregiati, presidi slow food alcuni, che vanno dallo zafferano al tartufo, dalla tipica roveja ai funghi che alimentano la ricca cucina tradizionale. Con il lavoro di mappatura partecipata, condotta insieme a storici locali, archeologi, appassionati d’arte e cultura, sono emersi moltissimi elementi di attrattività. Molte gestioni della ricettività e della ristorazione hanno inoltre adottato buone pratiche di sostenibilità ambientale per quanto riguarda l’energia, l’acqua, i rifiuti, gli sprechi alimentari ed offrono ai loro ospiti esperienze ed occasioni di storytelling.

La BITAC rappresenta quindi per il progetto Rockability una prima occasione per presentare a un pubblico esterno questo importante lavoro di costruzione e mappatura di un nuovo distretto. Un’attività replicabile in moltissimi altri territori italiani.

PER PARTECIPARE AL CONVEGNO E SEGUIRNE I LAVORI OCCORRE ISCRIVERSI QUI

 

Silvia Lazzari

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Scelte di sostenibilità: uno shampoo insolido!

 

Uno shampoo insoliDo, consigli tra i capelli

 

Vuoi Fare la rivoluzione, ma non sai da dove iniziare?

Senti di dover cambiare le tue abitudini per non contribuire all’inquinamento del pianeta?

Hai sentito parlare della Great Pacific Garbage Patch e ti ha fatto paura?

Beh, è ora di iniziare, a piccoli passi, a fare la differenza (e perché no, la differenziata)!

Ognuno di noi ha un ruolo importante, una parte da protagonista nella riduzione della plastica che circola nei fiumi, nei mari e in generale nell’ambiente.

Si conosco ormai sin troppo bene gli effetti e le problematiche legate alla dispersione dei rifiuti e delle microplastiche, per cui siamo tutti chiamati in causa a mettere in discussione il nostro vivere quotidiano.

Iniziamo allora dai gesti più semplici, quelli che, ormai, sono consueti e che hanno bisogno di una nuova consapevolezza.

Ogni quanto lavi i capelli? Quante bottiglie di shampoo butti all’anno?

Entrando in un supermercato si trovano scaffali pieni di confezioni di ogni tipo e di ogni colore. Dovremmo fermarci a pensare che inevitabilmente diventeranno rifiuti, dopo un utilizzo estremamente breve.

Siamo sicuri che questo sia l’unico modo per disporre di detergenti?

Assolutamente no!

Fortunatamente, ogni marchio meno convenzionale sta testando shampoo in versione rifiuti-zero.

La differenza sta nel modo in cui vengono messi a disposizione: non più liquidi ma solidi.

Questo permette la riduzione di acqua contenuta e quindi una maggiore compattezza del prodotto finale  che non richiede quindi di essere inserito in una confezione di plastica.

I benefici sono tanti: risparmio di acqua nella produzione, minor peso e quindi minore impatto sul trasporto – un prodotto solido pesa molto meno del suo corrispettivo liquido – e riduzione al minimo dell’imballaggio.

Le aziende più attente usano, come unica confezione, scatole in carta rinunciando all’utilizzo di risorse non rinnovabili, favorendo l’uso della cellulosa che invece deriva da risorse verdi e rinnovabili quali le piante.

Il vantaggio è anche e soprattutto personale, questi shampoo sono confezionati con materie prime naturali e sono tendenzialmente più delicati sulla cute.

I capelli saranno leggeri, luminosi e morbidi, la sensazione fantastica e sembrerà di avere la testa tra le nuvole. Provare per credere!

Non scoraggiarti se i primi lavaggi non danno i risultati sperati, il capello ha bisogno di abituarsi al cambiamento e potresti aver bisogno di fare delle prove per capire qual’ è lo shampoo più adatto alle tue esigenze.

Infatti, come per gli shampoo classici, di solidi ne esistono di diverse tipologie, e dobbiamo scegliere accuratamente il prodotto in base alle caratteristiche della cute, del capello o dei trattamenti fatti.

Lo shampoo solido richiede quasi sempre l’uso del balsamo, realizzato con burri e cere vegetali, spesso senza derivati animali, che completa il lavaggio, lasciando i capelli lucidi e morbidissimi.

Una nuova storia d’amore sta per iniziare!

 

Di Daniela Stronati

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A Roccaporena minori ed artisti in Co-Housing!

“Chi mi dice il contrario della parola differente, chiede la maestra. Il contrario di differente è uguale, risponde ad alta voce Claudia. Brava, sorride la maestra. Io ascolto e penso che forse la risposta è sbagliata, che forse il contrario di differente è indifferente”.

Dal 18 al 24 agosto 2020 Rockability, gli artisti de l’Asilo Filangieri di Napoli, le ragazze e i ragazzi della Comunità educativa Bethel di Amelia, i partecipanti del Propart – Master in progettazione partecipata – Università Iuav di Venezia, hanno vissuto a Roccaporena un’esperienza davvero unica: un altro modo di fare comunità, condividendo, immaginando, disegnando nuove traiettorie di futuro.

Itinerari nella natura, laboratori di confronto, attività artistiche: le giornate passate insieme hanno regalato ai partecipanti un’esperienza generativa che, attraverso la condivisione, ha permesso di elaborare e seminare idee innovative e replicabili.

Nel video Giannermete Romani, Silvia Cafora, Silvia Quaranta e Giuseppe Micciarelli, ci guidano alla scoperta dei significati e dei percorsi che hanno caratterizzato l’esperienza del Co-Housing!

 

Roccaporena, 15/9/2020

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IL DIARIO DI GIANNERMETE: VIAGGIARE E’ AVERE CURA

Viaggiare è fare esperienza di sé nel tempo e nello spazio, è spiazzamento, sorpresa, messa in discussione, cambiamento, rigenerazione, è fare esperienza di vite diverse e confronto, è passione e desiderio. Viaggiare è andare alla scoperta del paesaggio naturale, umano e storico in una rilassante deriva verso scoperte sorprendenti, è cercare l’imprevisto, è avere occhi nuovi per il conosciuto, è trovare le parole per raccontare, è ascolto e narrazione.

Essenziale, per entrare in contatto profondo con il paesaggio che ci circonda è attraversarlo senza fretta, camminando in una lenta deriva tra storia e natura. Un camminare però che dovrebbe qualificarsi non come semplice esercizio fisico, non solo come avventura dei piedi, ma come avventura della mente e delle emozioni, dei suoni e delle parole. Camminare è aprirsi al mondo, a un nuovo modo di vedere, lento e profondo, è porsi in ascolto dei suoni che spesso non percepiamo perché distratti dai rumori artificiali, è inseguire gli spazi, le forme, i desideri. Camminare è soprattutto il modo più naturale per sentirsi bene, per percepirsi come corpo, pensiero, emozioni, per generare esperienze emotivamente dense e apprendimenti che resteranno a lungo nella mente e nel cuore.

Ogni viaggio è prima di tutto un incontro con l’altro. Per incontrarsi con la diversità, per comprenderla, integrarla, farne ricchezza è necessario conoscere bene sé stessi, liberarsi dai pregiudizi, dotarsi di strumenti e conoscenze che rendano il viaggio di scoperta possibile e quindi interessante, arricchente, stimolante.

E’ questo che immaginiamo quando organizziamo le nostre escursioni nei paesaggi quotidiani, prossimi e sconosciuti, è tutto questo che ci appassiona e ci emoziona ogni volta che ci accingiamo a partire per i nostri viaggi brevi o lunghi, zaino in spalla, con dentro una carta dei luoghi, una poesia, un po’ d’acqua e spazi immensi per la fantasia, il desiderio, la voglia di andare e di stare insieme. Partiamo leggeri, andando alla ricerca di senso coi sensi scoperti, in un tragitto che va dagli occhi al cuore, dai muscoli ai nervi, andando lungo le strade che il territorio offre, meglio ancora se laterali e dimenticate, alla ricerca di odori, colori, sapori, forme, direzioni, inviti, accessi, limiti, confini ma soprattutto suoni, voci e narrazioni.

Ciò che anima l’ambiente in queste esperienze è la diversa attenzione che si porge agli spazi e l’intervento che si fa su di essi: si anima tutti insieme ciò che ci circonda senza dare nulla per scontato, si osserva e riconosce l’impronta che ognuno lascia dietro di sé attraverso l’azione, la parola condivisa e si crea un benessere e uno stimolo per cercare altri angoli di spazio non ancora scoperti e toccati. In questi momenti si muove tra i partecipanti una gratificazione naturale, ci si ritrova nei cicli della natura e in essi si scopre qualcosa che ci appartiene profondamente, trasformando con l’aiuto delle proprie emozioni, della proprie storie, delle proprie parole, della propria intelligenza, del proprio corpo qualcosa che sarebbe stato insignificante se non vissuto. L’intento è quello di animare, con la postura e l’approccio brevemente illustrati sopra, il territorio, i suoi valori, le sue storie, attraverso esperienze di scoperta e conoscenza che tutti possono vivere insieme a noi.

Giannermete Romani

Roccaporena, 1/10/2020