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Il bosco in autunno: un esempio di comunità

PASSI D’ORO

In questo anno, così incerto e così delicato, l’Autunno è arrivato, sicuro di sé, guerriero: una delle poche certezze.

Prepotente si fa sentire con la sua pioggia, anima per la vita, che ci è stata negata per tutta l’Estate, a ricordarci che questi mesi passati all’aria aperta erano una tregua dai mali, da quel male che tanto ha segnato le nostre vite dall’Inverno in poi.

Ed ora, eccoci, qui, Ottobre nel mezzo. Ottobre verde, giallo e rosso.

Ottobre che incanta.

Ottobre che trasforma.

Sarà che di “quel male” sentiamo il fiato sul collo o forse è solo vento, ma camminare ora nei boschi ha un sapore diverso: un privilegio che può durare poco.

Partendo da basse quote, l’impressione è che nulla sia diverso, poche foglie gialle, la temperatura soltanto un po’ più rigida. Ma come a metafora di vita, solo faticando per salire, si ottiene il miracolo: il bosco muta e mutiamo noi.

Intorno ai mille metri di quota c’è il confine tra il sicuro e l’incerto, tra la realtà e la magia.

Finisce quel mondo che da presuntuosi chiamiamo “umano”, il mondo delle nostre comodità e delle nostre sicurezze che lascia spazio ad altro, il luogo da cui veniamo ma che non sappiamo più riconoscere casa.

Inizia la nostra vera Natura che ci spaventa e ci colma.

Inizia il regno dei sensi, dove ci ritroviamo animali tesi a cogliere rumori, pericoli, opportunità.

A quella quota, nei nostri Appennini, il bosco di Carpini, Ornielli e Aceri lascia il posto al Faggio, solenne e maestoso, l’anziano saggio. L’Ambiente cambia e si trasforma, non più sottobosco, che non sa crescere perché privato della luce dalle grasse fronde dell’unico che sa resistere a queste quote, ma fusti grigi, lisci e snelli.

Un tappeto ha steso lui, un tappeto rosso come quello che si dispone per le persone importanti. Ma chi ha l’animo di arrivare lì deve essere per forza un personaggio da rispettare.

Le foglie sono ormai stanche, private della loro forza vitale, della loro clorofilla, pozione magica di vita. Così decidono di arrendersi per fare spazio ad altro, al nuovo che verrà.

Maestri virtuosi, gli alberi.

Loro sanno guardare al futuro.

Sanno ascoltare, in silenzio.

Ascoltano i passi di noi umani, il sonno di un piccolo mammifero, il volo dei pochi insetti, il passo leggero di un capriolo, la crescita di un fungo, la vita scorrere e le stagioni andare.

Dovremmo tutti imparare dai boschi, il più grande esempio di Comunità.

Il bosco è la forma primordiale di co-abitazione, dove la vita sa di poter prosperare grazie all’unione che è forza, al sostegno reciproco, al sapere che condiviso diventa saggezza.

Un albero isolato è esposto alla brutalità del vento, al braccio forte della pioggia, è cibo unico per gli animali. E’ lotta, continua ed estenuante per la vita.

Un bosco, per contro, è sicurezza, protezione, comunicazione tra simili, vivere collettivo.

Per questo, auguro a tutti di perdersi in un bosco, di viverne l’essenza e di tornare con un sapere più grande e un cuore più puro.

Sarebbe un peccato sprecare la lezione che gli alberi umilmente ci offrono.

Daniela Stronati

Concept of environmental conservation in the garden for children.

SOSTENIBILITA’: VERSO UNA COMUNITA’ EDUCANTE

Educare alla sostenibilità significa affrontare una sfida innanzitutto metodologica, che permetta di andare oltre la trasmissione dei saperi e di sedimentare competenze utili a misurarsi con la complessità.

E’ partendo da questa riflessione, forti di tale consapevolezza, che ci siamo gettati con entusiasmo nell’organizzazione di un campus-laboratorio intitolato “Verso una comunità educante”, che vedrà impegnato il progetto Rockability i prossimi 25, 26 e 27 settembre a Roccaporena di Cascia.

Il campus-laboratorio è il risultato della collaborazione tra la Scuola di ecologia, promossa dalla rivista Sapereambiente, e il progetto Rockability che sta promuovendo nell’area di Roccaporena, uno spazio attivo di relazione e azione per favorire e attuare un programma di trasformazione e rigenerazione dell’area anche in chiave di sostenibilità ambientale e fornire contributi allo sviluppo del territorio del casciano a partire dai suoi elementi identitari.

Il campus-laboratorio punta quindi a condividere una riflessione a più voci sui processi di apprendimento e sulle pratiche formative in grado di generare una comunità educante. È un momento di scambio fra analisi dei modelli teorici, esplorazione del territorio, attività di gruppo, racconti d’esperienza al quale è possibile partecipare sia in presenza, sia in remoto, al fine di ricavare, tutti insieme, alcuni indicatori di qualità che possano accompagnare, attraverso l’innovazione educativa, la transizione del territorio verso modelli di convivenza a basse emissioni di carbonio.

Nei vari appuntamenti divisi nei tre giorni, i partecipanti potranno confrontarsi con le riflessioni e le esperienze di molti esperti, tra cui quelle di: Marco Fratoddi, Alfonso Raus, Maria Luisa Vitale, Michela Mayer, Giannermete Romani, Paolo Beneventi, Silvia Quaranta, Matteo Mascia, Daniela Stronati, Lilly Cacace.