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A Poggioprimocaso un sentiero da ascoltare

A Poggioprimocaso un sentiero da ascoltare
Il rumore dei passi, le persone che incontri, le storie che scopri. Quasi fossero anch’esse parti del paesaggio. Il racconto esperienziale di un sentiero è fatto di tutto questo. Un percorso di testimonianze, espresse da voci, così come dalle pietre, dagli alberi, che tanto hanno da dire e da lasciare a chi ha la fortuna di intrecciare i propri passi con loro. Un senso che si compie nel momento in cui senti che un posto non è soltanto bello ma che ha un significato. Da estendere e condividere.
Percorrere il sentiero che da Poggioprimocaso raggiunge i ruderi del castello di Paterno, passando prima per la chiesa di San Fortunato e che torna al punto di partenza attraversando costoni e boschi stupendi, significa affrontare un cambiamento.
Ascoltare le storie di Alberto De Angelis, le sue parole piene di amore e riconoscenza verso i luoghi che vive da sempre, di suo padre Ruggero, memoria di usanze passate e piene di umanità, incontrare le pietre, gli alberi e le case testimoni di un rapporto tanto antico tra uomo e territorio, vuol dire arrivare alla fine della strada sicuramente differenti. Con uno zaino sulle spalle più scarico d’acqua e cibarie, ma più ricco di conoscenza.
Camminando con loro abbiamo scoperto che la piccola e antichissima chiesa è stata intitolata nel 1639 a San Fortunato, Patrono di Montefalco, perchè quell’anno, in occasione della peste, fu fatta arrivare una reliquia del santo come voto e che, sempre all’interno della chiesa, è presente un’iscrizione che chiarisce l’origine stessa del nome del paese. Poggioprimocaso deriva da “Castro Pody Primi Casus“, vale a dire il luogo di prima accoglienza incontrato da chi stava rientrando dalla battaglia di Lepanto.
Il Distretto di Turismo Lento e Responsabile di Cascia a cui stiamo dando vita grazie alla partecipazione di tante persone, è fatto di tutto questo. Iniziative, strumenti, progetti, tenuti insieme da un insieme di sentimenti a cui noi aggiungiamo la gratitudine. Verso i luoghi e le persone che hanno il privilegio di viverli e l’entusiasmo di raccontarli. A noi e agli altri.
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La Pastorale della Panchina: per ascoltare il cuore delle persone

 

La “pastorale della panchina” … per ascoltare gioie e inquietudini del cuore dell’uomo

 

Un santuario è la «casa di preghiera per tutti i popoli», afferma mons. Carlo Mazza. E quanti si incamminano verso di essi, fanno l’esperienza di salire al ‘monte santo’: “Li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saliranno graditi sul mio altare, perché il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli” (Is 56,7).

Nel salire i pellegrini si immergono in un’esperienza che afferra il profondo dell’anima, educa la loro sensibilità spirituale e aiuta a condividere le angosce e le speranze di altre migliaia di fratelli e sorelle che salgono al tempio del Dio vivente. E ciò accade anche qui a Roccaporena, dove tante persone ogni anno calpestano i luoghi di Santa Rita e la invocano a protezione della loro storia, della loro famiglia.
Spesso i pellegrini, a parte i membri dello stesso gruppo, non si conoscono tra loro e non tutti entrano in contatto diretto con i sacerdoti, i religiosi e i laici che svolgono servizio in santuario. È difficile conoscerli tutti per nome, come accade invece in parrocchia, ma siamo accomunati comunque dalla stessa fede, dalla stessa speranza e dalla stessa carità, tutti mendicanti della misericordia di Dio. Quando però l’incontro col pellegrino avviene, prima di una celebrazione, nel confessionale o nelle strade intorno al santuario, si percepisce in questi fratelli e sorelle l’azione di Dio per tramite del santo o della santa che venerano, nel nostro caso Rita.

Vorrei condividere con voi, cari lettori, un’esperienza che ho vissuto qui a Roccaporena, in particolar mondo nel periodo estivo.
Spesso mi fermo a sedere sulle panchine che circondano il portico del nostro santuario di Roccaporena, avendo così la possibilità di avvicinare tante persone e attuando così una pastorale occasionale che ho definito la “pastorale della panchina”. Occasionale, ma molto profonda. Ho avuto modo di incontrare tante giovani famiglie, molte con due o tre figli, e diverse con bambini in difficoltà: si sono avvicinate, hanno chiesto la benedizione e soprattutto gli stessi bambini mi hanno coinvolto con i loro giochi. Commoventi i momenti vissuti con alcuni bambini down, anche molto piccoli. Attraverso il loro sorriso e i loro gesti semplici ed estemporanei hanno catturato la mia attenzione e da lì è nato un colloquio con i genitori.

Ricordo, ad esempio, un bimbo di Roma di tre anni e mezzo che era interessato alle chiavi che avevo in mano. Le ha prese e ci giocava seduto accanto a me. Il padre mi ha detto: «Sicuramente gliele tira in faccia». E invece non è accaduto. La madre nel frattempo è salita all’orto del miracolo e ha chiesto a Santa Rita il dono di un altro figlio. Il padre ha concluso dicendo: «Per noi caro don Canzio questo ragazzino è una grazia». Che bello!!
E poi come non ricordare tanti incontri con persone adulte, chi con problemi familiari, chi con relazioni interrotte da tempo, pur vivendo ancora sotto lo stesso tetto: vedendo un sacerdote si sono confidati, hanno chiesto consiglio su come poter essere aiutati. Ho detto loro che anche santa Rita quando era sposata ha sofferto per mantenere unita la famiglia, ha pianto e le sue lacrime e preghiere sono state esaudite. A tutti ho proposto che prima di abbandonare tutto è necessario provare ad avere fiducia e a credere nell’altra persona. Chiaramente ho suggerito anche di farsi seguire come coppia da un sacerdote della loro zona.

Poi, una famiglia di Bergamo: il ragazzo, su una sedia a rotelle, stava davanti ad un negozio a vedere dei giocattoli. Io tornavo dalla casa natale. Mi ha chiesto: «Come ti chiami?». E io: «Don Canzio, sono il sacerdote». Con i genitori abbiamo parlato e mi hanno confidato il momento difficile vissuto dalla città di Bergamo durante la prima ondata di coronavirus. Mi hanno confidato che era la loro prima volta a Roccaporena e a Cascia: avevano tanto sentito parlare di santa Rita e sono venuti per incontrarla. «Che luogo di forte spiritualità. Torneremo!».
Un giorno, ero sempre seduto su una delle panchine e si avvicina una signora di Matelica (MC) con il marito e un bambino sul passeggino e mi dice: «Padre, l’ho visto quando recitava il rosario su Facebook, può darci la benedizione»?
Un’altra famiglia del sud, non ricordo di preciso da dove venga: il marito mi ha riconosciuto da lontano, si è girato, ha chiamato la moglie e le ha detto, «Eccolo, andiamo a salutarlo». Sono venuti e lei ha raccontato: «Due anni fa siamo entrati qui nel santuario di Roccaporena dopo un matrimonio e abbiamo trovato a terra un rosario. Io sono venuta da lei per restituirlo, e mi sono sentita dire: lo prenda e lo dica tutti i giorni. Da quella sera non ho trascorso un giorno senza recitare il rosario».

È bello essere riconosciuti, ma soprattutto è bello vedere l’opera del Signore nelle persone che, a volte, passa anche dalle nostre persone: “Lodate il Signore, perché il Signore è buono: cantate inni al suo nome perché è amabile” (Sal 134).

Concludo dicendo che questa esperienza della “pastorale della panchina” può essere un’occasione utile – in aggiunta chiaramente alla celebrazione eucaristica, al sacramento della riconciliazione e ad altre funzioni religiose che sono i perni di un santuario – per risvegliare il senso cristiano che le persone hanno dentro e che sembra dormiente. Questo incontrare le persone nelle strade di Roccaporena, stando seduti su una semplice panchina, è stata una profonda scuola di formazione per il mio ministero sacerdotale.

Don Canzio Scarabottini, Pro-Rettore del Santuario

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Auguri di Buone Feste da tutti noi di Rockability!

“Non consultatevi con le vostre paure,
ma con le vostre speranze ed i vostri sogni”.
San Giovanni XXIII°
Carissimi amici,
è con gioia e con emozione che mi accingo a scrivere questo breve discorso a nome del progetto Rockability, mentre ci avviciniamo al Natale del Signore e mentre si avvicina la conclusione di questo anno così complesso per tutti, che ha segnato la nostra esistenza ed ha condizionato in diversi modi la nostra vita quotidiana. La diffusione del Covid ha provocato cambiamenti nelle nostre abitudini, ha amplificato le nostre necessità e, oltre a mettere in pericolo la nostra salute, ci ha ricordato la delicatezza e la fragilità della nostra condizione umana. Come ci ricorda San Giovanni XXIII°, però, la trappola della paura rischia di condizionare il nostro futuro, se ad essa non affianchiamo anche la speranza, cioè la capacità di saper vedere oltre la difficoltà, per continuare, seppur con le dovute attenzioni, nella realizzazione dei nostri progetti e di quelli che interessano le nostre comunità. Per questo, amici carissimi, desidero esprimere di cuore il più profondo sentimento di gratitudine e riconoscenza per il lavoro fatto e per quello che si sta facendo, nonostante lo stop dovuto alla pandemia. Dare una nuova e determinante vitalità alle opere ed alle iniziative che mettiamo in atto per sostenere le persone più fragili, come il centro educativo e dare un impulso diverso al nostro territorio, già duramente provato dal terremoto del 2016, sviluppando il turismo religioso e quello artistico-culturale e ambientalistico, sono le grandi priorità. Questo impegno, portato avanti insieme alla comunità locale di Cascia e Roccaporena, insieme alle istituzioni civili e non, rappresenta la nostra speranza in mezzo alle difficoltà. Chiediamo una particolare intercessione a Santa Rita, presso il Signore, affinché presto possa allontanare questa pandemia, e permetterci di riscoprire la gioia e la libertà di proseguire nella realizzazione dei nostri progetti di vita. Auguro di cuore a ciascuno di voi un Natale di bontà e di serenità, propizio di ogni bene e colmo di doni, di grazie e benedizioni.
Don Canzio Scarabottini
Pro Rettore del Santuario di Santa Rita
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Il cambiamento: è il momento di ascoltare

 

Come diceva il famoso scrittore Denis Waitley: “Ci sono sempre due scelte nella vita: accettare le condizioni in cui viviamo o assumersi la responsabilità di cambiarle”.

Il cambiamento è inevitabile.

La vera rivoluzione avviene abbandonando il noto per l’ignoto; sostituire al noto qualcos’altro che conosciamo non è un cambiamento, non è un progresso, non è futuro.

Io ho voglia di creare, ideare, pensare, disegnare. I futuri protagonisti di questo cambiamento sono proprio i c.d. looked after children che letteralmente significa bambini accuditi, bambini assistiti ovvero bambini in custodia.

Purtroppo, ad oggi, migliaia di giovani neomaggiorenni uscenti da percorsi di accoglienza in comunità per minori, sono costretti a divenire in fretta adulti ed autonomi, senza poter contare su una casa, su un lavoro, ne su un adeguato sostegno sociale che consenta loro di perseguire le proprie aspirazioni. Questi ragazzi saranno dunque “vittime” di un abbandono, sapete perché? perché finisce il loro percorso di formazione, il loro percorso di crescita che li ha visti protagonisti sino alla “vigilia” della maggiore età.

Un ragazzo smette di essere accudito dalle comunità intermedie nel momento in cui diventa maggiorenne, torna a casa, oppure quando viene adottato.

Spesso però, a causa della particolare situazione di disagio in cui si trova il giovane, è condizione necessaria estendere il periodo di accoglienza nella comunità, oltre il diciottesimo anno di età, al fine di garantire ad esso una tutela.

Ad oggi, come disciplinato nell’art. 29 della legge del 16 agosto 1956, questo prolungamento è possibile per mezzo di un consenso da parte dell’Autorità competente con il c.d. prosieguo amministrativo, che comunque non riesce ad ottimizzare completamente il percorso di formazione del minore diventato maggiorenne; ciò soprattutto per il fatto che può durare al massimo fino al compimento del ventunesimo anno di età.
È importante sottolineare che realizzare gli interessi del minore vuol dire offrire ad esso un progetto di vita, un progetto esistenziale che sia tale da renderlo consapevole del rapporto con la realtà che lo circonda; un progetto che sia tale da porre in essere un concreto sviluppo della personalità ponendo il minore neomaggiorenne nella condizione di esprimere la propria libertà, secondo le capacità, le aspettative, le proprie inclinazioni naturali (artt. 147 e 315 bis cod. civ.).

Il minore, prima di ogni altra cosa, ha diritto ad essere ascoltato, come disciplinato oggi nell’ordinamento civile italiano e da numerose convenzioni internazionali.

Grazie all’attività di co-housing vissuta a Roccaporena di Cascia dal 18 al 24 agosto 2020 con gli artisti de l’Asilo Filangieri di Napoli, con le ragazze e i ragazzi della Comunità educativa Bethel di Amelia e con i partecipanti del Propart – Master in progettazione partecipata – Università Iuav di Venezia, testimonio ancor più la vera importanza dell’ascolto.

Ad oggi, mi sento di dire che l’ascolto” diviene non solo un principio guida, ma il vero presupposto giuridico affinchè i provvedimenti giudiziari che coinvolgono i minori non siano affetti da vizi procedurali.

Per fare in modo che questo non avvenga, sarà dunque necessario approfondire la tematica delle misure di accompagnamento in funzione dei minori e dei maggiorenni in uscita, al fine di poter utilmente essere di ausilio per la creazione di normative che siano in grado di consentire al soggetto una formazione completa ed un’attività inclusiva rispetto al mondo del lavoro.

In tal modo si determinerebbe un’utile e concreta applicazione dei principi costituzionali connessi alla libertà di iniziativa economica in uno con il diritto all’istruzione ed alla formazione professionalizzante; tutto ciò costituirebbe il concreto superamento dell’ostacolo e la piena attuazione del principio di uguaglianza sostanziale, per come contenuto nel disposto di cui all’art. 3, comma 2, della Costituzione.

Concludo con una frase dello scrittore Saul Alinsky: Cambiamento significa movimento. Movimento significa frizione. Il movimento o il cambiamento senza frizioni o conflitti appartiene solamente al vuoto rappresentato da un mondo astratto che non esiste”.

 

 Veronica Rita Miarelli

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BITAC 2020: Il video del convegno!

 

Nasce a Cascia il primo Distretto di Turismo Lento e Responsabile

Il convegno on-line della BITAC Borsa Italiana del Turismo Cooperativo e Associativo

Il 26/11/2020, durante una diretta che ha visto una grande partecipazione di pubblico fra utenti ed operatori del settore turistico cooperativo italiano, i relatori hanno descritto le finalità e le fasi di sviluppo di un progetto elaborato e portato avanti insieme a cittadini ed operatori economici e turistici, al fine di creare nuove modalità di promozione e narrazione del territorio casciano.

Sono intervenuti: Silvia Quaranta, Presidente Coop. Partes, Coordinamento Rockability; Alberto Renzi, Progettista di itinerari culturali e percorsi outdoor; Andrea Trevisi, Esperto di Turismo Educativo; Claudia Mannelli, Ristorante La Porrina di Roccaporena; Anna Donati, Coord. Rete AMoDo – Alleanza Mobilità Dolce; Mario De Carolis, Sindaco di Cascia. Ha moderato l’incontro Maurizio Davolio, Presidente A.I.T.R. – Associazione Italiana Turismo Responsabile.

 

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Turismo Responsabile: Cascia arriva alla BITAC!

 

ALLA BITAC IL 26 NOVEMBRE IL CONVEGNO ONLINE: “NASCE A CASCIA IL PRIMO DISTRETTO DI TURISMO LENTO E RESPONSABILE”

 

Lontani dal turismo di massa, vicini alle persone”.

Così recita lo slogan della Borsa Italiana del Turismo Associativo e Cooperativo, che ben si accosta alla filosofia e al pensiero del progetto Rockability. La BITAC, creata dalle tre principali centrali cooperative e promossa da sempre in collaborazione con il nostro partner AITR, si costituisce quale appuntamento annuale articolato in due giornate: una dedicata ai convegni e l’altra dedicata a workshop tra seller e buyer.

Il suo obiettivo, come emerge dallo slogan, è quello di creare un occasione di incontro e riflessione per promuovere un turismo sostenibile e responsabile, stimolare nuove collaborazioni e sinergie tra le realtà cooperative e associative del territorio italiano e mettere in luce i risultati e i progressi nel campo del turismo.

Quest’anno per la prima volta a causa della pandemia di covid-19 la BITAC si svolge in modalità online il 27 novembre con i workshop B2C e il 26 novembre con una giornata interamente dedicata a convegni online.

E’ in tale contesto che si colloca alle ore 14.30 il convegno “Nasce a Cascia il primo Distretto di Turismo Lento e Responsabile” (guarda il video!), che vedrà quali relatori Silvia Quaranta – Presidente della cooperativa Partes, capofila del progetto Rockability, Maurizio Davolio – Presidente di AITR, Andrea Trevisi – esperto di turismo educativo e residente a Cascia, Alberto Renzi – consulente ed esperto di turismo e mappatura partecipata, Anna Donati – Presidente dell’Alleanza Mobilità Dolce e Mario De Carolis – Sindaco del Comune di Cascia.

La realizzazione di un distretto di turismo lento e responsabile è uno dei tanti obiettivi che si pone il progetto Rockability. E’ un obiettivo che si intende raggiungere attraverso un lavoro di mappatura partecipata condotto in sinergia con gli operatori e la popolazione del territorio casciano.  Un territorio attraversato da una fitta rete di Cammini e percorsi in cui è facile e piacevole praticare trekking, andare in bicicletta, mountain bike o a cavallo, in un ambiente naturale spettacolare, tra montagne e boschi. Di grande qualità i prodotti locali pregiati, presidi slow food alcuni, che vanno dallo zafferano al tartufo, dalla tipica roveja ai funghi che alimentano la ricca cucina tradizionale. Con il lavoro di mappatura partecipata, condotta insieme a storici locali, archeologi, appassionati d’arte e cultura, sono emersi moltissimi elementi di attrattività. Molte gestioni della ricettività e della ristorazione hanno inoltre adottato buone pratiche di sostenibilità ambientale per quanto riguarda l’energia, l’acqua, i rifiuti, gli sprechi alimentari ed offrono ai loro ospiti esperienze ed occasioni di storytelling.

La BITAC rappresenta quindi per il progetto Rockability una prima occasione per presentare a un pubblico esterno questo importante lavoro di costruzione e mappatura di un nuovo distretto. Un’attività replicabile in moltissimi altri territori italiani.

PER PARTECIPARE AL CONVEGNO E SEGUIRNE I LAVORI OCCORRE ISCRIVERSI QUI

 

Silvia Lazzari

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Il Co-Housing, uno strumento da usare ancora!

L’avevamo detto e lo abbiamo fatto!
L’esperienza di Co-Housing vissuta questa estate a Roccaporena insieme alle ragazze e ai ragazzi della Comunità Bethel di Amelia, agli artisti de l’Asilo Filangieri di Napoli, ai partecipanti del Propart – Master in progettazione partecipata – Università Iuav di Venezia, doveva essere solo l’inizio di un percorso che deve portare l’HUB di Roccaporena ad essere luogo stabile per l’organizzazione di altri Co-Housing come strumenti di accoglienza dei minori ed elaborazione di nuove traiettorie di sviluppo turistico ed economico del territorio.
Nel pomeriggio di ieri, 3/11/2020,  eravamo in 32 a condividere queste riflessioni durante un intenso momento di confronto on-line, nel quale abbiamo rilanciato nuovi obiettivi su cui lavorare da qui ai prossimi mesi, in ambito sia sociale che culturale. Il Co-Housing anche in questo momento resta un grande strumento e noi andiamo avanti!
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Il racconto esperienziale dei sentieri di Cascia

Ci sono esperienze che si vivono e basta ed esperienze che, oltre a viverle, si raccontano.

Per condividere con altri il senso e l’essenza di ciò che, soprattutto un viaggio, ti ha lasciato dentro.

Una mattina d’autunno e d’ottobre, abbiamo iniziato a fare questo.

Siamo saliti su delle mountain bike a pedalata assistita e abbiamo imboccato una strada sterrata, tra i verdi paesaggi del territorio casciano.

Eravamo tre e ognuno aveva un compito preciso: Alberto doveva descrivere il percorso, Andrea fotografarlo, io farne un racconto video.

Il percorso è quello ad anello che parte da Avendita e dall’Agriturismo Baldassari, dove abbiamo lasciato le macchine, per farvi ritorno dopo aver attraversato salite, discese, colline e radure, dopo aver raggiunto i ruderi di Paese Belvedere e dopo aver regalato alla vista veri e propri scenari mozzafiato.

I colori dell’autunno, d’altronde, questo fanno, quando rendono i boschi delle vere e proprie opere d’arte viventi nelle quali immergersi, con lo sguardo, con il respiro, con l’anima.

E così, la mappa digitale ed esperienziale dei sentieri casciani, parte fondamentale del Distretto di Turismo Lento e Responsabile di Cascia a cui stiamo lavorando insieme agli operatori turistici ed economici del territorio, alle istituzioni e a tanti cittadini, continua prendere forma e a comporsi di nuovi scenari, nuovi itinerari, nuove suggestioni.

Un patrimonio naturalistico, storico e identitario che diventa percorso narrativo e attrattivo grazie a chi lo vive e lo fruisce, stabilmente o temporaneamente. Grazie alle infinite emozioni che è in grado di suscitare.

Daniele Ciri

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Il bosco in autunno: un esempio di comunità

PASSI D’ORO

In questo anno, così incerto e così delicato, l’Autunno è arrivato, sicuro di sé, guerriero: una delle poche certezze.

Prepotente si fa sentire con la sua pioggia, anima per la vita, che ci è stata negata per tutta l’Estate, a ricordarci che questi mesi passati all’aria aperta erano una tregua dai mali, da quel male che tanto ha segnato le nostre vite dall’Inverno in poi.

Ed ora, eccoci, qui, Ottobre nel mezzo. Ottobre verde, giallo e rosso.

Ottobre che incanta.

Ottobre che trasforma.

Sarà che di “quel male” sentiamo il fiato sul collo o forse è solo vento, ma camminare ora nei boschi ha un sapore diverso: un privilegio che può durare poco.

Partendo da basse quote, l’impressione è che nulla sia diverso, poche foglie gialle, la temperatura soltanto un po’ più rigida. Ma come a metafora di vita, solo faticando per salire, si ottiene il miracolo: il bosco muta e mutiamo noi.

Intorno ai mille metri di quota c’è il confine tra il sicuro e l’incerto, tra la realtà e la magia.

Finisce quel mondo che da presuntuosi chiamiamo “umano”, il mondo delle nostre comodità e delle nostre sicurezze che lascia spazio ad altro, il luogo da cui veniamo ma che non sappiamo più riconoscere casa.

Inizia la nostra vera Natura che ci spaventa e ci colma.

Inizia il regno dei sensi, dove ci ritroviamo animali tesi a cogliere rumori, pericoli, opportunità.

A quella quota, nei nostri Appennini, il bosco di Carpini, Ornielli e Aceri lascia il posto al Faggio, solenne e maestoso, l’anziano saggio. L’Ambiente cambia e si trasforma, non più sottobosco, che non sa crescere perché privato della luce dalle grasse fronde dell’unico che sa resistere a queste quote, ma fusti grigi, lisci e snelli.

Un tappeto ha steso lui, un tappeto rosso come quello che si dispone per le persone importanti. Ma chi ha l’animo di arrivare lì deve essere per forza un personaggio da rispettare.

Le foglie sono ormai stanche, private della loro forza vitale, della loro clorofilla, pozione magica di vita. Così decidono di arrendersi per fare spazio ad altro, al nuovo che verrà.

Maestri virtuosi, gli alberi.

Loro sanno guardare al futuro.

Sanno ascoltare, in silenzio.

Ascoltano i passi di noi umani, il sonno di un piccolo mammifero, il volo dei pochi insetti, il passo leggero di un capriolo, la crescita di un fungo, la vita scorrere e le stagioni andare.

Dovremmo tutti imparare dai boschi, il più grande esempio di Comunità.

Il bosco è la forma primordiale di co-abitazione, dove la vita sa di poter prosperare grazie all’unione che è forza, al sostegno reciproco, al sapere che condiviso diventa saggezza.

Un albero isolato è esposto alla brutalità del vento, al braccio forte della pioggia, è cibo unico per gli animali. E’ lotta, continua ed estenuante per la vita.

Un bosco, per contro, è sicurezza, protezione, comunicazione tra simili, vivere collettivo.

Per questo, auguro a tutti di perdersi in un bosco, di viverne l’essenza e di tornare con un sapere più grande e un cuore più puro.

Sarebbe un peccato sprecare la lezione che gli alberi umilmente ci offrono.

Daniela Stronati

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A Roccaporena minori ed artisti in Co-Housing!

“Chi mi dice il contrario della parola differente, chiede la maestra. Il contrario di differente è uguale, risponde ad alta voce Claudia. Brava, sorride la maestra. Io ascolto e penso che forse la risposta è sbagliata, che forse il contrario di differente è indifferente”.

Dal 18 al 24 agosto 2020 Rockability, gli artisti de l’Asilo Filangieri di Napoli, le ragazze e i ragazzi della Comunità educativa Bethel di Amelia, i partecipanti del Propart – Master in progettazione partecipata – Università Iuav di Venezia, hanno vissuto a Roccaporena un’esperienza davvero unica: un altro modo di fare comunità, condividendo, immaginando, disegnando nuove traiettorie di futuro.

Itinerari nella natura, laboratori di confronto, attività artistiche: le giornate passate insieme hanno regalato ai partecipanti un’esperienza generativa che, attraverso la condivisione, ha permesso di elaborare e seminare idee innovative e replicabili.

Nel video Giannermete Romani, Silvia Cafora, Silvia Quaranta e Giuseppe Micciarelli, ci guidano alla scoperta dei significati e dei percorsi che hanno caratterizzato l’esperienza del Co-Housing!

 

Roccaporena, 15/9/2020